Quanti alunni per classe in presenza di studenti disabili?

Quanti alunni per classe in presenza di studenti disabili?

La recente circolare MIUR chiarisce il numero massimo di studenti per classe in presenza di situazioni di disabilità

 

A inizio agosto il MIUR ha pubblicato la nota n. 1153, avente per oggetto il D. Lgs. n. 66/2017, dedicato all’inclusione scolastica degli studenti con disabilità. In questa circolare il MIUR ha fornito chiarimenti in merito alle decorrenze delle nuove disposizioni contenute in tale decreto: primo settembre 2017 per i gruppi di lavoro e per l’Osservatorio sull’inclusione scolastica e primo gennaio 2019 per la procedura di certificazione, per il Profilo di Funzionamento, per il Progetto Individuale, per il Piano Educativo Individualizzato e per la richiesta e assegnazione delle risorse per il sostegno didattico. La nota, inoltre, ha ricordato che per la formazione delle classi, in presenza di alunni con disabilità, restano ferme le disposizioni dettate dal DPR n. 81/09, secondo cui in presenza di alunni disabili le classi non debbano, di norma, superare il numero di 22 alunni.

Il DPR richiamato, però, afferma testualmente (art. 5, co 2) che le classi iniziali delle scuole ed istituti di ogni ordine e grado, ivi comprese le sezioni di scuola dell’infanzia, che accolgono alunni con disabilità sono costituite, di norma, con non più di 20 alunni

Questa incongruenza ha suscitato immediate perplessità, anche se a molti è apparso subito palese che probabilmente si trattava di un mero errore materiale. Con una successiva nota, infatti, il Miur ha rettificato la precedente indicazione, riaffermando il limite di 20 alunni per le classi iniziali, in presenza di situazioni di disabilità.

Questo limite, purtroppo, molto spesso è disatteso. Già nell’articolo citato del DPR la disposizione indica di norma, e ciò apre a possibili deroghe; poi, più avanti, richiama le esigenze di bilancio. Non solo. Nello stesso DPR (art. 4, co 1) si prevede una possibilità di deroga in misura non superiore al 10 per cento, al numero minimo e massimo di alunni per classe previsto, per ciascun tipo e grado di scuola…“. E si torna a 22.

E’ pur vero che nelle circolari successive al DPR del 2009 il Miur ha sempre reiterato l’invito ad evitare di formare classi con più di 20 unità in presenza di alunni che presentano connotazione di gravità. Tuttavia, la realtà è purtroppo ben diversa e molte famiglie di alunni con disabilità sono costrette ogni anno a ricorrere al giudice poiché le classi in cui sono inseriti i propri figli superano abbondantemente i parametri stabiliti per legge. Ricordiamo, a tal proposito, l’importante sentenza n. 1367/16 del Tar Toscana che ha sdoppiato una classe pollaio. Ricordiamo anche la sentenza n. 4706/16 del TAR Campania che ha abbassato il limite a 17 alunni per le zone a rischio sismico.

L’inizio dell’anno scolastico, purtroppo, non fa registrare alcuna inversione di tendenza rispetto al passato. Il limite è sovente esteso del 10 per cento, anche in presenza di situazioni di gravità e si registrano casi di classi molto numerose nelle quali sono presenti alunni con disabilità. Inoltre, il DPR citato fa riferimento esclusivamente alle classi iniziali, ma è opportuno che anche le classi successive non subiscano incrementi tali da creare ostacoli all’esercizio del diritto allo studio degli alunni.

Le famiglie, dunque, ancora una volta dovranno fare attenzione alle situazioni in cui siano disattese le disposizioni normative e chiedere l’immediata applicazione delle stesse, anche ricorrendo, se necessario, alle vie legali.

 

Fonte: disabili.com

Scuola: Come si diventa assistenti all’autonomia e comunicazione

Scuola: Come si diventa assistenti all’autonomia e comunicazione

Già in passato ci siamo occupati della figura dell’assistente all’autonomia e comunicazione, prevista dalla Legge 104/92, che prevede l’obbligo per gli enti locali di fornire assistenza per l’autonomia e la comunicazione agli alunni con disabilità che ne abbiano necessità. Il Dirigente Scolastico deve richiedere, su sollecitazione della famiglia, l’assistente all’Ente Locale di riferimento, vale a dire la Provincia per le scuole secondarie di secondo grado e il Comune per i gradi inferiori.

Ci siamo occupati però principalmente del suo ruolo e dei suoi compiti nel lavoro scolastico e, pertanto, ci soffermeremo ora sulla sua formazione e sul reclutamento, che appaiono piuttosto intricati ed eterogenei. Infatti, poichè la legge prevede che tali figure siano fornite dagli enti locali, la definizione dei modi in cui il servizio deve essere gestito e i criteri di reclutamento e formazione del personale sono delegati proprio agli Enti Locali. Ciò significa che Province e Comuni si muovono in maniera piuttosto autonoma. Gli stessi termini utilizzati per tale figura sono diversi nei diversi territori. Si parla quindi di assistenti, sostegno educativo, assistenza educativa, AEC esperti in Braille, LIS ecc. Se poi aggiungiamo che esistono anche altre figure che operano nelle scuole, con compiti di assistenza di base o specialistica, collaboratori, OSS, oppure figure ibride, come ad esempio gli accudienti, la situazione si complica ancora di più e spesso non è di facile comprensione.

A tale eterogeneità nei termini corrisponde la medesima varietà nella formazione e nel reclutamento. Per quanto concerne la formazione, sono stati attivati negli ultimi anni diversi corsi professionalizzanti organizzati da diversi enti per la frequenza dei quali si richiedono di solito alcuni titoli di accesso, come le lauree in ambito psico-pedagogico o diplomi nella medesima area, ma non pochi sono aperti a tutti i diplomati o a chi ha formazione ed esperienza maturata nel settore educativo o di assistenza. Tali corsi mirano a formare figure professionali qualificate per fornire un’assistenza specialistica a soggetti con disabilità fisica, psichica e sensoriale, la cui limitazione in autonomia e/o comunicazione determini la necessità di un’assistenza ad personam.

Non esistono fonti normative che specifichino in maniera dettagliata quali debbano essere i titoli o i requisiti per poter svolgere il compito di assistente scolastico specialistico per l’autonomia e comunicazione. La legge n. 104/92, infatti, si limita a prevedere in maniera generica che il personale sia appositamente qualificato e specificamente formato. Generalmente, però, i bandi si concentrano su titoli di studio di area didattica e pedagogico-educativa; in ogni caso non possono prescindere da certi requisiti minimi, come il conseguimento di almeno un titolo di scuola secondaria superiore.

Anche i datori di lavoro possono essere diversi. L’ente locale, infatti, può pubblicare un bando per formare una graduatoria di operatori a cui attingere per gestire il servizio nelle scuole del suo territorio. Oppure l’ente può mettere a bando il servizio che verrà gestito da una o più Cooperative sul territorio. Anche la scuola può mettere a bando un certo numero di ore di assistenza utilizzando fondi dedicati.

Attualmente, quindi, chi volesse svolgere questa professione dovrebbe possedere un titolo di studio di area pedagogica, seguito da qualche corso professionalizzante, eventualmente conoscere la lingua dei segni o il Braille. Dovrebbe inoltre prestare attenzione ai vari bandi che periodicamente escono.

Per il futuro, aggiungiamo, è previsto un sostanziale cambiamento, stabilito per legge, che dovrebbe rendere omogenei i titoli di studio e la formazione degli educatori su tutto il territorio nazionale, riservando solo a personale laureato.

Scuola: è emergenza sostegno in tutta Italia!

Scuola: è emergenza sostegno in tutta Italia!

Inizio anno scolastico

Migliaia di posti di sostegno sono ancora da assegnare, ma i docenti non si trovano

In questi giorni si stanno aprendo i cancelli delle scuole italiane di ogni ordine e grado e, purtroppo, si stanno ripresentando i problemi di sempre. In particolare permane grave la carenza di docenti di sostegno e in molte province non è stato nemmeno possibile procedere alle nomine annuali per esaurimento delle graduatorie dei docenti specializzati. A ciò si aggiunge l’aumento delle richieste di sostegno e di posti in deroga, che rende la situazione ancora più difficile. Sono ancora da assegnare migliaia di incarichi, che andranno in gran parte, ancora una volta, a docenti privi di specializzazione.

Il III ciclo di specializzazione, in corso, sta formando un numero di docenti del tutto inadeguato al fabbisogno; nei concorsi i posti previsti per il sostegno sono ovunque insufficienti; il MIUR, in primavera, generalmente sottostima le risorse necessarie in organico di diritto e gli uffici scolastici, perciò, in pieno agosto devono fare i conti con il reale fabbisogno in organico di fatto. Le graduatorie, però, sono esaurite e dirigenti scolastici dovranno reperire insegnanti non formati. La scuola, dunque, inizia con l’emergenza di sempre, con le famiglie sul piede di guerra perchè i docenti non ci sono, perchè quelli che ci sono devono dividersi come possono, perchè spesso mancano anche educatori e assistenti. Precarietà, carente investimento nella formazione, politiche sempre più astruse fanno da cornice ad un fenomeno che vede sempre più spesso la scuola in tribunale per infiniti ricorsi di famiglie e docenti.


I NUMERI
– Quest’anno in classe ci saranno 10 mila studenti disabili in più. In un recente documento del MIUR possiamo infatti leggere che gli alunni con disabilità saranno 234.658; sono aumentati anche i docenti di sostegno, ma 38.769 posti sono in deroga. Il maggior numero di alunni disabili si registra in Lombardia, ma l’incidenza maggiore della disabilità sulla popolazione scolastica complessiva è in Sicilia e nel Lazio. Il numero più alto, invece, riguarda la scuola primaria, seguita dalla secondaria di II grado e di primo grado.


LA SITUAZIONE
– I docenti di sostegno specializzati sono pochi, carenti ovunque, del tutto assorbiti in aluni territori. A Vicenza, dove a mancare sono anche i supplenti curricolari, si inizia con orario ridotto, mentre le cattedre di sostegno da coprire sono centinaia. Non ci sono docenti specializzati: dei 448 posti accordati, 422 sono tornati alle scuole per mancanza di docenti. Non molto diversa è la situazione di altre province del Veneto, dove non è stato assegnato nessun ruolo di sostegno da GAE perchè esaurite da tempo. Gli assunti da concorso sono stati pochi, perchè pochi lo hanno superato. Anche gli specializzati presenti nelle graguatorie d’istituto sono del tutto insufficienti. Pochi specializzati anche a L’Aquila. Del tutto inadeguato appare il numero dei docenti di sostegno assegnato a diverse province della Sicilia rispetto a quello degli alunni con disabilità: a Catania, scrive un docente su un social network, ci sarà un rapporto di 1:3. Le famiglie, tanto per cambiare, minacciano azioni legali. In Trentino sono aumentati gli alunni con disabilità ma non i docenti per il sostegno. A Bologna molte delle 5mila cattedre di sostegno saranno assegnate a docenti non specializzati; in questo caso i posti autorizzati sono molti, ma non ci sono docenti. Non si trovano docenti di sostegno a Novara, a Grosseto, a Mantova, in Versilia, a Prato. L’elenco potrebbe continuare a lungo. A Milano ne mancano 1400.

I dirigenti convocheranno docenti non specializzati. A volte non basteranno e allora bisognerà seguire le indicazioni ministeriali sul da farsi. Generalmente si deve chiedere alle graduatorie viciniorie. Molti giovani non specializzati e non abilitati manderanno una messa a disposizione. Qualcuno racconterà che qualche scuola ha incaricato laureandi. Ci sarà il problema delle ore insufficienti. Ci saranno i ricorsi. Poi in qualche modo si farà anche quest’anno, come sempre.
Così la Buona scuola ha assunto tanta gente, ha svuotato le graduatorie. Certo, va bene. Però non tanto, se all’appello mancano molti docenti di matematica e migliaia di docenti di sostegno.

Forse sarebbe il caso di pensare a qualcosa di diverso, di investire davvero nella formazione, di superare la distizione tra docente curricolare e di sostegno, di recuperare le competenze dei docenti specializzati in ruolo con le cattedre miste. Forse arebbe il caso di prendere davvero coraggio e specializzare tutti i docenti.
Allora forse potremmo evitare di scrivere, come ogni anno, che niente c’è di nuovo sotto il sole.

Buon anno scolastico a tutti.

Scuola disabili: nasce l’Osservatorio per l’inclusione e l’integrazione scolastica

Scuola disabili: nasce l’Osservatorio per l’inclusione e l’integrazione scolastica

Il MIUR annuncia l’istituzione di due osservatori dedicati a due temi centrali nella scuola: l’inclusione e scolastica degli alunni con disabilità e l’integrazione degli alunni stranieri

Il Ministro dell’Istruzione, Valeria Fedeli, ha firmato  nella giornata di giovedì i decreti per la costituzione dell’Osservatorio permanente per l’inclusione scolastica, previsto da uno dei provvedimenti attuativi della Buona Scuola, e dell’Osservatorio per l’integrazione degli alunni stranieri e per l’intercultura.

Quella italianaafferma Fedeli – è già una scuola altamente inclusiva e capace di integrare, di fare della diversità una ricchezza. Abbiamo un sistema molto avanzato, di cui possiamo e dobbiamo essere orgogliosi. Le nostre e i nostri docenti fanno un lavoro straordinario, che con la riforma e i suoi decreti attuativi vogliamo ulteriormente supportare con risorse e strumenti che ci consentiranno di venire sempre più incontro alle nuove esigenze di studentesse e studenti e delle loro famiglie”.

PARTECIPAZIONE PER L’INCLUSIONE DEGLI ALUNNI DISABILI – “Fra i decreti attuativi della Buona Scuola – ricorda Fedeli – uno specifico provvedimento è dedicato al tema dell’inclusione per garantire una scuola sempre più accogliente alle alunne e agli alunni con disabilità, rafforzando il ruolo delle famiglie e delle associazioni nei processi di inclusione e coinvolgendo, anche e soprattutto attraverso la formazione in servizio, tutte le componenti del personale scolastico. Nei prossimi mesi gli effetti del decreto si dispiegheranno attraverso una serie di atti che condivideremo e costruiremo con l’Osservatorio appena costituito che sarà uno strumento di forte partecipazione.
E’ previsto che l’osservatorio si riunirà già nelle prime settimane di settembre, con l’avvio dell’anno scolastico.

SCUOLA COME LABORATORIO DI CONVIVENZA – Sul fronte dell’inclusione e dell’intercultura, il Ministro ricorda che sono oltre 800.000 le ragazze e i ragazzi con cittadinanza non italiana presenti nel sistema scolastico. Quasi il 60% di queste alunne e di questi alunni è nato in Italia. “La velocità e la profondità dell’integrazione dipendono anche dalla scuola, come ho ricordato in molte occasioni – dichiara Fedeli –. È grazie al percorso che le ragazze e i ragazzi con cittadinanza non italiana fanno a scuola che il nostro Paese potrà contare anche sui loro talenti, sulle loro intelligenze”. È “a scuola – conclude – che studentesse e studenti, famiglie e comunità con storie diverse possono imparare a conoscere le diversità culturali e religiose, a superare le reciproche diffidenze, a sentirsi responsabili di un futuro comune. Le scuole possono essere veri e propri laboratori di convivenza. L’Osservatorio sarà uno strumento importantissimo per portare avanti questo processo. La complessità e la molteplicità degli aspetti relativi all’integrazione richiedono una sede qualificata di riflessione. Dobbiamo dare risposte efficaci alle storie e ai bisogni educativi di chi è appena arrivato nel nostro Paese, ma anche delle ragazze e dei ragazzi figli di migranti che nascono, crescono e studiano in Italia la cui cittadinanza, penso al dibattito sullo Ius soli, che mi auguro sia rapidamente approvato, si costruisce giorno dopo giorno proprio nelle nostre scuole”.

La scuola deve iniziare a settembre per tutti.

La scuola deve iniziare a settembre per tutti.

Anche per gli alunni con disabilità.

Il Ministero rassicura rispetto al rischio di ritardi nelle nomine e nell’attivazione dei servizi per l’inizio dell’anno scolastico 2017-2018

In estate le aule si svuotano, ma la scuola non smette (o non dovrebbe smettere) di lavorare: settembre è dietro l’angolo e le carenze per una partenza ottimale, a nomine degli insegnati  e attivazione dei servizi, per quanto riguarda in particolare disabilità e sostegno, le conosciamo bene.  Apre uno spiraglio di ottimismo la nota che FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) ha inviato, in merito alle rassicurazioni che vengono dal Ministero dell’Istruzione per un inizio senza intoppi dell’anno scolastico 2017/2018 anche per gli alunni e gli studenti con disabilità.

I mesi estivi, infatti, non fanno certo placare le preoccupazioni per il prossimo anno scolastico, soprattutto nelle famiglie con figli con disabilità. Per questi, troppo spesso l’effettiva e piena partecipazione alle attività scolastiche non inizia certo a settembre: la nomina degli insegnanti di sostegno avviene mesi dopo, l’assistenza educativa non viene attivata da subito, il trasporto non sempre è garantito dal primo giorno. Storie che negli ultimi anni si sono ripetute e sono state denunciate.

“FISH ha chiesto un incontro al Ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli, che lo ha rapidamente concesso, proprio per quanto ci è ormai noto e per le istanze forti delle associazioni, delle reti territoriali: la scuola deve iniziare a settembre per tutti.” Così Vincenzo Falabella, Presidente della Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap, anticipa i contenuti dell’incontro presso il MIUR in cui sono stati richiesti impegni e rassicurazioni.

“Il Ministro Fedeli ci ha innanzitutto informato dell’imminente emanazione di una specifica circolare a tutti i dirigenti scolastici che mira a contenere il rischio di ritardi nelle nomine e all’attivazione dell’assistenza alla comunicazione e all’autonomia, proprio per garantire la piena e immediata inclusione degli alunni con disabilità. La circolare preciserà anche le indicazioni del recente decreto legislativo 66/2017 (Norme per la promozione dell’inclusione scolastica degli studenti con disabilità) che entrano in vigore dall’anno 2019.

Analoghe rassicurazioni sono state espresse rispetto al trasporto scolastico, oggetto – come si ricorderà – di gravi disagi negli anni scorsi. Su questi servizi sarà cura del Ministero richiamare i più recenti specifici stanziamenti mirati proprio alla loro garanzia.

Sono state formulate anche garanzie circa il rispetto del numero di studenti (massimo 22) nelle classi in cui sia presente una alunno con disabilità grave, contenendo così il fenomeno delle cosiddette classi pollaio.”

FISH, come di consueto, ad inizio anno scolastico avrà cura di raccogliere e segnalare i disagi o le violazioni riportate dalle famiglie e dalle organizzazioni territoriali.